WONDERWOMEN: la storia delle donne che hanno cambiato lo sport

In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, Urban Sports Club ripercorre le carriere sportive di donne che hanno fatto la storia. Lo sport è un mezzo di emancipazione per il quale le donne hanno dovuto lottare. Dal diritto di competere al diritto di avere un salario equivalente a quello degli uomini, hanno combattuto contro la disuguaglianza. Lungi dall’essere esaustivo, questo articolo volge uno sguardo al passato per rivivere le lotte di 5 super-donne che hanno cambiato il mondo dello sport.

Caster Semenya: campionessa olimpica degli 800 metri

Fonte: Caster Semenya

Nel 2009, all’età di 19 anni, Caster Semenya ha vinto il campionato mondiale degli 800 metri a Berlino. È stata poi intervistata da un giornalista che le ha chiesto se era “nata maschio”. Questa insinuazione, basata sull’aspetto fisico dell’atleta e sui suoi lineamenti “maschili”, viene rapidamente smentita dal suo certificato di nascita. La Federazione Internazionale di Atletica Leggera l’ha anche sottoposta a un test di femminilità.

Vinti due titoli olimpici e tre titoli mondiali negli 800 metri, le viene vietato di competere senza prima sottoporsi a cure ormonali. Il motivo? Iperandrogenismo. Caster Semenya produce infatti una grande quantità di androgeni o ormoni sessuali maschili. Questi ormoni includono il testosterone, ormone generato in grandi quantità negli uomini, ma anche, in quantità minore, nelle donne.

Nel 2011, la Federazione Internazionale di Atletica Leggera impone delle soglie di testosterone alle atlete. Caster Semenya non è l’unica atleta a finire sotto i riflettori. L’iperandrogenismo riguarda anche Francine Niyonsaba e Dutee Chand. Specialista dello sprint, quest’ultima si appella al Tribunale Arbitrale dello Sport, che riconosce la mancanza di un legame scientifico e comprovato tra iperandrogenismo e prestazioni sportive.

Ma nel 2018, la Federazione Internazionale di Atletica Leggera prova a reintrodurre un regolamento simile, dicendo che vuole preservare l’equità delle gare. Caster Semenya ha fatto causa al tribunale sportivo, ma senza successo. L’atleta non può più gareggiare senza sottoporsi a un trattamento ormonale. Se ha perso questa battaglia, Caster Semenya non ha smesso però di combattere. Usa la sua fama e il suo sostegno pubblico per promuovere lo sport e i diritti LGBT.

Sarah Ourahmoune: campionessa di boxe

Fonte : Marie Lopez Vivanco – Sarah Ourahmoune nella sua palestra Boxer Inside

Con 265 combattimenti di boxe alle spalle, Sarah Ourahmoune vanta un incredibile record di successi sportivi. È stata 10 volte campionessa francese, 3 volte campionessa dell’Unione Europea, oltre a vice-campionessa olimpica nel 2016.

All’età di 14 anni è entrata in un club di boxe per caso, curiosa di provare una classe di Taekwondo. Ha avuto la fortuna di incontrare un allenatore che l’ha accolta e sostenuta fin da subito. Non sono mancati però numerosi ostacoli nella vita sportiva di Sarah. Alle origini, la boxe era infatti uno sport principalmente riservato agli uomini ed è solo a partire dal 1999 che il campionato inglese di boxe ha aperto alle donne.

Campionessa francese a 17 anni, domina nella semifinale del campionato del mondo amatoriale in Cina nel 2008. Tuttavia, non vince. La sua avversaria, Chen Ying, viene successivamente testata come positiva al doping. Sarah Ourahmoune riceve la medaglia d’oro che merita.

Nel 2012, aprono tre categorie di peso femminile ai giochi olimpici. Non riesce a qualificarsi. Si prende una pausa, diventa madre e riprende la boxe nel 2014.

Oggi, anche se ha smesso di gareggiare, continua la sua lotta come madre, allenatore e vicepresidente responsabile degli atleti e della diversità presso il Comitato Nazionale Olimpico e Sportivo Francese. Ha anche aperto la sua palestra di boxe, Boxer Inside.

Serena Williams: campionessa di tennis

Fonte:  Serena Williams

La tennista n. 1 della storia a 35 anni, Serena Williams ha vinto 39 titoli del Grande Slam, il primo a soli 17 anni. Insieme a sua sorella maggiore Venus, ha rivoluzionato il tennis femminile, dimostrando grande talento fisico e forza mentale.

Il suo impressionante curriculum di successi non le ha impedito di essere regolarmente attaccata e criticata. In un’intervista per NPR nel 2017, il tennista in pensione John McEnroe ha detto che nella categoria maschile, Serena sarebbe stata solo al 700° posto nella classifica mondiale.

Nel 2018, Serena Williams fece ritorno al Roland Garros in una tuta nera aderente, in cui disse di sentirsi “come un supereroe”. Venne derisa per questa dichiarazione e le critiche misero in ombra la performance dell’atleta, che ancora una volta ha vinse il match. Il presidente della Federazione Francese di Tennis dichiarò che quel tipo di tuta non sarebbe più stato ammesso al Roland Garros.

Oltre alla sua carriera di campionessa, Serena Williams è anche una madre, imprenditrice, e designer del suo marchio di abbigliamento.

Billie Jean King: rivoluzionaria del tennis

Fonte: CSU Archives/Everett Collection/Picture Alliance – Deutschlandfunkkultur.de

Un’altra campionessa di tennis con un incredibile curriculum, Billie Jean King si è fatta un nome nel mondo dello sport anche per l’avanzamento dei diritti delle donne.

In particolare, è famosa per aver vinto la “Battaglia dei sessi”… contro Bobby Riggs nel 1973. Questa vittoria, contro un giocatore che è stato più volte numero 1 del mondo, fu seguita da milioni di telespettatori e costituì un passo particolarmente importante per il progresso del tennis.

Nel 1961, Billie Jean King ha iniziato la sua carriera vincendo Wimbledon nel singolo femminile. Ha continuato a vincere questo torneo per più di 20 anni.

Nel 1968, quando il torneo di Wimbledon venne aperto ai professionisti, Billie Jean King lo vinse per la terza volta consecutiva, ricevendo un premio che era meno della metà di quello assegnato alla controparte maschile. Inizia la sua lotta per un premio uguale per uomini e donne. Diventa la prima atleta donna a ricevere un premio di 100.000 dollari.

Tuttavia, le disuguaglianze continuarono e quando vinse gli US Open nel 1972, ricevette 15.000 dollari in meno del campione Ilie Nastase. Dichiarò allora che non avrebbe giocato l’anno seguente se i premi non fossero diventati uguali e l’US Open divenne il primo torneo ad offrire un premio equo per donne e uomini. Billie Jean King fu inoltre la prima sportiva a rendere pubblica la sua omosessualità.

Kathrine Switzer: prima maratoneta donna

Fonte: Getty Images

Nata in Germania nel 1947, Kathrine Switzer è cresciuta con la passione per lo sport. A quel tempo, alle donne era vietato correre le maratone. I pretesti per impedire loro di gareggiare erano numerosi: i critici sostenevano, tra le altre cose, che poteva essere pericoloso per la loro salute.

Unica donna nella sua squadra di corsa campestre, ha deciso di partecipare alla maratona all’età di 20 anni. È riuscita a registrarsi dando solo le sue iniziali. Gli organizzatori della gara hanno cercato di toglierle la pettorina, ma lei ha resistito, diventando così la prima donna a tagliare il traguardo. Fu però squalificata e successivamente sospesa dalla American Athletic Federation.

Iniziò così la lotta dell’atleta per ottenere l’apertura delle maratone anche alle donne. Battaglia che vinse nel 1972: la maratona di Boston venne finalmente aperta alle donne e Kathrine Switzer finì terza nella gara. Kathrine Switzer è stata inserita nella National Women’s Hall of Fame nel 2011.

La storia dei diritti delle donne è una storia di lotta. I percorsi di queste donne nel mondo dello sport sono stati delle rivoluzioni sportive e sociali. Anche voi, allenandovi regolarmente, fate progredire il vostro viaggio di qualche passo ogni giorno. È anche il vostro coraggio e la vostra resistenza che celebriamo in occasione della giornata internazionale dei diritti della donna

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